Verità
c’è troppo rumore, c’è troppa confusione
questi sono legati da infinite pretese a doppio filo, che li rendono necessari l’uno per l’altro
le mie giornate sono un accumularsi di eventi totalmente sgraditi, a volte solo neutri: non solo non riesco a debellare ciò che mi è antipatico, ma sono costretto a crogiolarmi in ciò che mi è indifferente.
la gente, questo è vero, parla troppo. parlare parlare parlare per poi non dire NULLAnon si tratta di noia, ma di una leggera sensazione di soffocamento - minima, microscopica, capillare, mai manifesta, esplicita o travolgente - che non fa altro che irretire le mosse, le azioni, i pensieri in una lamina resistente anche a quelli che - pensate! - sembrano essere gli stimoli più appropriati alla riscossa, a la revancha de si
ho la netta sensazione di aver perso la sensibilità degli arti e del cuore, delle labbra e degli occhi, e di vivere solo per FINIRE una giornata, per integrare una serie di avvenimenti spaventosamente inutili e chiamarli ‘ventiquattro ore di operosità’ e
ogni giorno che mi sveglio, ogni notte che vado a dormire, ogni mattina che mi sveglio e vado a pisciare, ogni fetta biscottata che addento, ogni parola di stitici libri di testo che leggo, mi rendo conto che non sono diventato altro che un automa
un orrendo, rigido, restio, pezzo di latta
a diciotto anni.